Diario di viaggio: Budapest-Vienna-Bratislava-Berlino

Diari di Viaggio
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Io e le stazioni, una costante.

Quella che segue è la trascrizione fedele degli appunti che presi durante i miei soggiorni a Budapest, Vienna, Bratislava e Berlino. Tutti viaggi che feci tra settembre 2015 e luglio 2016. Probabilmente sono solo guazzabuglio di parole senza senso, ma suonano bene e spero vi strapperanno un sorriso.

Aeroporto di Budapest ore 13:00

Barbone steso sulla strada bagnata. Dorme e sogna una vita migliore”

Queste brevi, undici, parole sono le uniche che ho scritto in questi giorni di viaggio.

L’aereo non partirà prima delle 19:30, ho parecchio tempo e una camicia a quadri rossa. Non so perché ma queste camicie sono una costante, che sia colpa di Hollywood?

Quattro giorni a Budapest che sono sembrati molto più lunghi, ho visto e camminato tanto, parlato poco e quindi pensato molto, davvero molto.

Oltre l’ottima birra e il (discutibile) cibo mi ha fatto compagnia Kerouac con i suoi Vagabondi del Dharma. Viaggiare e leggere Kerouac, scontato no? Poco importa, a me piace così.

La città mi ha stupito per la sua pulizia e il suo ordine, e per la serietà delle persone. Poi magari tutto il resto dell’Ungheria è degrado, non saprei, ma di certo Budapest è più pulita, ordinata e “leggera” di Roma o Milano.

Questo ha rafforzato i pensieri che oramai da settimane mi si addensano in testa riguardo una personalissima rivalutazione del conservatorismo.

Altra cosa rafforzata è il ripudio per una vita lavorativa ingiusta, 8 ore di lavoro, almeno un terzo della vita lavorando. È veramente troppo, siamo schiavi. Ovvio parlo paradossalmente, siamo schiavi volontari della società capitalistica, e non schiavi per fruste. Ma anche qui, a pensarci bene, le mie idee sul capitalismo sono confuse. Comunque ripudio il lavoro.

Ora mi rimangono sei ore in un non-luogo come l’aeroporto, apprezzo molto i non-luoghi.

Poi stazione di Bologna, stanchezza mia e degrado intorno a me.

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Io, il Danubio e Budapest

Wombat Hostel, Vienna.

Leggo Kerouac, bevo birre e cammino molto. Sono solo e Vienna è come Moloch e spaventosamente funziona. È una moderna società retta, rapida e funzionale. E c’è felicità di cartapesta per tutti qui, e dannazione funziona, ed è un po spaventosa come cosa. Perché quelli come me a volte sognano di camminare sulle rovine.

Oggi ho visto il museo nazionale, 5000 anni di evoluzione, sangue e idee per arrivare al perbenismo ed a un altro insieme di norme sociali che esistono solo perché tutti decidiamo che siano giuste. Si direbbe una vittoria. Ma vedo all’orizzonte un’incupire del mondo. Da almeno un trentennio, da quando i grandi marchi possiedono grande quantità della nostra unica divinità moneta sonante, il bello e cattivo tempo è deciso al fine di aumentare i profitti.

E i soldi sono valori, hanno valore perché tutti decidiamo che essi ne hanno. Sennò sarebbero solo pezzi di carta, solo nomi, solo numeri, codici binari negli hard disk delle banche. Neanche io so cosa vedo e cosa mi auspico, pero forse il trionfo del capitalismo sarà la sua fine. Una bella pietra tombale in oro massiccio. Giusto così, equilibrio cosmico. Certo, sempre se non ci ammazzeranno prima le macchine pensanti…

Vienna, qualche giorno dopo.

Mi risveglio in un incubo Viennese, hangover diffuso, fuori piove e punto uno; devo darmi una sistemata in bagno. Punto due; devo fare il check out. Punto tre; devo farlo prima che il messicano mi raggiunga. Non è un cattivo ragazzo ma preferisco viaggiare da solo. L’ho conosciuto ieri sera, e tra una birra e l’altra si è deciso che sarebbe venuto a Bratislava con me.

Sto facendo tutto ciò che ci si aspetti da un Eurotrip, come se fossi chessò un canadese, come se fosse la prima volta, come se avessi diciannove anni. E questo non è un viaggio, una vacanza, questo è il mio solito giro di fuoco. Non mi do pace, avanti-indietro-treni-tram-chilometri-ostelli-biglietti-prenotazioni-soldi-cibodastrada-birre-tormento.

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Con due tizi conosciuti in un locale. Quello a sinistra è il messicano e l’altro credo venisse dalla California.

Bratislava, in un pub.

Sono a Bratislava, altra città e altro treno, fra due giorni non so. Molto piacevole Bratislava, la tipica città est europea che apprezzo sempre, simile a Budapest. Gente tranquilla, arte e storia, piccola e amorevole. Sembra tutta un unico caldo borgo accogliente. Chissà come dev’essere sotto natale? E chissà se tutto questo girare alla fine avrà una senso se non quello del girare in se. Sto vivendo cento vite, l’ho sempre fatto. A volte ho remoti vaghi ricordi di sensazioni e luoghi, che si perdono con la miriade di altre vite e visioni e non so più quali sono le cose vissute nella realtà e quali in sogno. Visioni e sensazioni ataviche. Cento vite, mille vite o diecimila vite compresse in una sola, che però non lasciano traccia e che non rimembro. Ci vorrebbe una deframmentazione vecchio stile Windows 98 al mio cervello. Ma meglio di no.

Tutta questa arte mi fa guizzare in mente immagini strane, tipo il fatto che Milano di notte, specialmente zona stazione, sembri Gotham City con tutti quei palazzi alti e grigi piantati in un reticolo di strade veloci, trafficate e rumorose. E poi c’è dell’altro, ce la visione definitiva, bella imponente e quasi spaventosa. Un impero Bohème, un impero Belle Epoque. Tornerò sull’argomento perché è troppo bello per non trascriverlo.

E di nuovo qui, è il pomeriggio del secondo giorno di Bratislava, ho fatto la mossa azzardata di decidere di tornare qualche giorno a Budapest, ed ho pure prenotato bus e ostello, salvo poi qualche ora dopo, avendo confermato il dubbio di grossi problemi per il ritorno ho deciso di lasciare perdere, e pazienza per le prenotazioni… In compenso ho organizzato mio viaggio di ritorno a casa, via Venezia. Ma basta cianciare inutili e sterili tecnicismi, la voglia di scrivere non può essere sprecata in inutili prolungazioni.

Pub affianco l’ostello con birra ad un’euro l’una, wifi, fumare dentro, barista parecchio svestita. Tutto è bello, tutto è ok, equilibrio cosmico.

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio. Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Dopo questa ennesima birra mi salta in mente senza un motivo ben preciso (se non quello del mio personalissimo background) che gli anni ’90 sono finiti da un bel pezzo. Mi vengono in mente cose come il film “La morte ti fa bella” con un grande Bruce Willis che all’epoca era ancora un attore definibile tale ed ora non mi riesco a capacitare del suo totale decadimento. E con lui Madonna e Dylan Dog. E con loro si sfora addirittura sul finire degli anni ’80. Ed ora viviamo in realtà più veloci e brutali che mai, o almeno credo, gli anni 80 chi li ha mai vissuti?

Tutti questi musei, tutta questa antichità come era prevedibile hanno riscaldato il mio animo sensibile. Io voglio tutto. In vita e oltre. Siamo nati per la gloria o forse no? Guazzabugli di deliri, ecco quello che sto facendo. Solitudine e birre, pienamente nel mio stile, ma ci siamo, avanti cosi, cazzi e mazzi direbbe qualcuno.

Credo che città come Bratislava e Budapest al contrario di Vienna, non siano ancora corrotte dal capitalismo stampo occidentale strafottente e dilagante, il bello dell’est è che le persone, almeno ai miei occhi, sembrano tranquille, umili e sensibili, cioè i più grandi pregi a cui si possa aspirare. In Italia per esempio, qualsiasi cosa tu faccia, ti tirano due schiaffi, ti investono, minacciano avocati, ti fregano e ti sfottono. Foschia sull’occidente.

E le donne, le donne per dio, Bratislava nonostante sia a solo cinquanta o sessanta chilometri da Vienna vanta tutt’altra tipologia di donne, belle in carne e in salute. Penso che fortunatamente gli ideali e gli esempi di quella bellezza distorta ancora non abbiano fatto presa qui. Credo che questo sia da imputare a quarant’anni di unione sovietica. Quarant’anni di terrore. Quarant’anni di chiusura a quell’occidente che si avviava lentissimamente verso un declino culturale. O forse sto sbagliando tutto, a rileggerlo non ha senso quel che dico. Poco importa.

Il problema ora è uscire dal pub in pieno pomeriggio sotto il sole battente tra gli occhi dei cittadini sobri.

Fortunatamente mi sono imbattuto in una specie di street food festival, ottimo cibo. Ho ordinato un tipico hamburger locale di quel che credo fosse anatra, si, un autentico Duck Burger.

Ottima musica; dal Bebop al francese all’italiano d’altri tempi. E altre birre.

E poi cose del tipo Radiohead in chiave soul. Creep, cose del tipo ” i wanna a perfect body, i wanna a perfect soul” che al momento in qualche modo che non comprendo sembra avere un senso.

Ed è la solita vecchia storia che tutti sappiamo, che voi sapete e che io so, sono qui ed ora, vivo.

La musica continua a scorrere e percepisco cose come “i don’t wanna tarantella no more mozzarella” o simili, ma questo ahimè non ha un senso.

Ritorno all’ostello per pisciare e poi riuscire di nuovo, e sono qui che percorro il lungo corridoio e poi le scale verso il basso fino alla stanza 111 (la mia) non riesco a fare a meno di pensare che sia un posto per fantasmi, e sicuramente lo è. Per non parlare dei rumori che mi han svegliato alle 4 di notte, qualcuno giocava a biliardo, ma un biliardo in una stanza di ostello mi sembra improbabile…

E ora sono qui, nella piazza centrale di Bratislava, un musicista di strada suona tristi canzoni in acustico e la luna è alta e il cielo è limpido. Che desiderare ancora? Se solo non fosse che ho fumato ottantamila sigarette…

Come Genesis P. Orridge e il suo flauto di femore di vergine, e poi giù di motoseghe all’idrogeno, non c’è Zen per noi, non ora perlomeno. Lessi qualcosa di simile dieci anni fa su di un quotidiano, ma il senso non era questo. In questi dieci anni le parole mi si sono si sono rimestate in testa e saltano fuori ora in questa forma.

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Io e altri traveler conosciuti in ostello. Serata parecchio movimentata quella.

Bratislava, stazione degli autobus.

Chissà perché quasi tutti i miei viaggi terminano in qualche stazione degli autobus, a dire il vero non è poi tanto strano, un autobus che non porta da nessuna parte sarebbe strano. Si, un autobus in viaggio per giorni, settimane, mesi e anni senza mai arrivare, senza scopo, risospinto. Quello si che sarebbe strano, sarebbe anche un bell’incubo coi fiocchi.

E ho concluso quello che avevo già concluso tempo fa, non ricordo quando, cioè che forse l’arte e quindi anche la vita e quindi anche e sopratutto la scrittura deve essere rivolta al bello. E quindi basta con tutte queste cazzate che tirano a fondo verso il basso, le lagne esistenziali oltre che a essere inutili son anche brutte da leggere. Tutt’altra storia invece sarebbe raccontare la bellezza.

E che se ci penso, almeno per il momento, mi vengono in mente solo cose tetre: sono su di un bus in direzione Italia e fuori dal finestrino nel crepuscolo che si accumula sulle pianure austriache osservo i fossi a lato della strada e le uniche cose che mi vengono in mente sono cadaveri, umidità e melme scure. Certo la malinconia dei viaggi solitari può fare la sua parte.

Volendo parlare del bello potrei cogliere l’assist del museo di storia naturale visto oggi e del mio ritorno all’infanzia che ne consegue, ma adesso non è il momento.

Ho perso il cappello, il mio amato cappello economico bianco che mi stava tanto bene. Ma credo fosse destino che dovessi lasciare qualcosa in questo viaggio, non sono stato a cercarlo neanche più di tanto, l’ho tolto sul bus e mezzora dopo, al momento di scendere, non l’ho trovato più, e non mi sembrava il caso di cercarlo più di tanto, tipico di me, oramai il cappello è andato, poco importa. Magari farà felice chi lo troverà se lo vorrà indossare e tenere. Ora mi aspetta un altro autobus.

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Stazione di Bratislava

Berlino ore 18:00, appena arrivato.

Ho preso ostello e ora sono già in un piccolo e antico pub a tracannare birra. Escludendo la bellezza di questo locale, il resto è, come dire, bastardo. Berlino città bastarda. Sono arrivato da poche ore e per il momento la città è inospitale, ho potuto vedere confermati i più beceri stereotipi. Da non credere. Vedrò il futuro cosa mi riserverà. Ora mi gusto un’altra birra e un buon piatto di pork-fried potato-2egg!

Berlino, sera, stesso giorno fuori dall’ostello.

Fumo e bevo, bevo fumo, faccio pensieri torbidi. Il cielo è pesante, come il quartiere, come la città. Perché lo faccio? Perché diavolo non me ne riesco a stare fermo in un luogo e devo sempre imbarcarmi in viaggi. Viaggi discutibili? Non credo.

È la stramaledetta pesantezza del primo giorno e l’accoglienza fredda di Berlino.

Viaggio da solo, ho molto tempo per riflettere. Ovvietà. E sì, pensieri torbidi.

E se fossi un altro? Un alter ego monouso per Berlino, chessò potrei essere Enea Marinetti, scrittore, discendente di una nobile e ricca e decaduta e disastrata e imbarazzante famiglia.

Berlino, secondo giorno, ore 22:00.

La hall dell’ostello sembra un po’ un teatro, un po’ una chiesa, un po’ una mensa dei poveri. Loro si spacciano per ex convento, in effetti l’edificio confinante, muro a muro, è una chiesa, omnia-qualcosa sta scritto su di una porta in legno con tanto di croce cerchiata intagliata.

Giornata intensa e senza pace. Ovviamente la voglia di scrivere non c’è, userò il buon vecchio ma sempre valido stile alla Bret Ellis, che fra l’altro sto leggendo in questi giorni.

Ci sono ragazze che giocano a biliardo dove in genere sta il coro in chiesa.

No fanculo non ne ho voglia di scrivere alla Ellis, vado a dormire. Spero almeno di incontrare nel tragitto da qui alla mia stanza una donzella, di qualsiasi tipo, ma ovviamente non succederà. Lo so io, lo sapete voi, lo sanno tutti.

Berlino, terzo giorno.

Per l’ennesima volta sono seduto nella hall dell’ostello a bere birre, guardare ragazze in short passare avanti e indietro e ragazzi giocare su quei famosi tavoli da biliardo di cui avrei voluto parlarvi ieri…

Dunque, dovevo elencare la giornata in un modo pratico, conciso e crudo. Ci riprovo ora, sempre che mi ricordi cosa ho fatto ieri.

Sveglia presto, stranamente avvolto da un piacevole fresco, la notte era stata calda, stressante e condita da ogni genere di rumori nella stanza. In oltre uno strano austriaco con lo sguardo da psicopatico mi aveva svegliato per farmi vedere una foto di un tizio che abitava a Rimini.

All’esterno tempo inclemente, ma almeno non piove. Colazione da McDonalds al Checkpoint Charlie, lì dove c’era il passaggio tra URSS e USA. Girovagato, visto due musei, il più famoso il Pergamon, un po’ una delusione, non da mettere con gli inglesi o i viennesi. Pranzato allo stesso pub del primo giorno, una sbobba da crucchi intesa come piatto unico, studenti attorno a me. Sbobba non finita, birra si. Poi girovagato ancora e imbattutomi nei Queers Day, nient’altro che una festicciola dell’orgoglio gay organizzata da una rivista del settore. Una cosa certa dell’ambiente LGBT e che sì, loro si sanno divertire. Nonostante mi abbiano rifilato un hot dog carbonizzato è una birra take away da €5 ho apprezzato l’evento. Ritornato all’ostello e bevuto diverse altre birre mentre cazzeggiavo, poi mi sono imbattuto in un flyer del Ramones Museum, allorché mi è balzato in mente che qui a Berlino c’è il leggendario museo dei Ramones. Seduta stante mi ci sono fiondato. E li mi sono sentito a casa ed ho bevuto altre due birre di cui una l’ho quasi del tutto ribaltata terra. Dopodiché ritornato all’ostello e ancora e ancora una volta fatto un salto alla festa gay. Ho terminato la giornata bevendo birra in solitaria nella hall dell’ostello e andandomene a letto molto presto.

Questo perlomeno è tutto quel che ricordo, sicuramente ho fatto anche altro, ma poco importa.

eeeeeeeeeeee

Porta di Brandeburgo

Berlino, sera, tavolino all’esterno dell’ostello.

La serata forse è una merda e la vita è apparentemente di chi agisce. Ma, come in tutto, l’intera realtà, è relativa.

Passa una ragazza con i piedi da Godzilla, scuote l’ostello. È il suo passo a essere incredibilmente pesante o sono i miei sensi a essere distorti? Non lo saprò mai.

Ho trovato una buona ennesima idea, ma questa volta mi sembra facilmente praticabile, una piccola enciclopedia del bizzarro, ovvero il solito manuale del pulp. Meglio prendere appunti.

  • I R.E.M non si apprezzano mai abbastanza

  • Teoria del vaso di casa mia (ovvero del vaso di casa sua)

  • Seconda guerra mondiale-bis
  • Billy Corgan\Vicky robottina
  • Hangover
  • Io sono mio nonno
  • Andy Kaufman
  • G.G Allin
  • Pinhead
  • Melvins
  • Misfits, Gerry Only e altri e storie malate
  • Teoria Olio e Stanlio ultra-dimensionali
  • I Radiohead sono alieni
  • Mossa Kansas City
  • Parking beers
  • Bela Lugosi
  • Bambini del gas
  • Drink Beviescordatutto
  • Intelligenza artificiale, fine del genere umano e macchine pensanti
  • Tizio acidi e termosifoni
  • Timothy Leary e teste asportate
  • Walt Disney surgelato
  • Death SS, Paul Chain, profanazioni e varie
  • Vampiro del cimitero 80’s
  • Cannibale tedesco
  • Teoria It\Stephen King

 

Berlino, quarto giorno, ore 14:30 nuovo ostello.

Scrivo in attesa del check-in, che qui si fa incredibilmente tardi.

In mattinata ho visto il museo naturalistico, stupendo. Quel tocco ottocentesco, fossili, minerali, animali impagliati e biscioni in barattolo. Amo, amo, amo.

E niente, i miei non sono viaggi, sono esperienze mistiche.

Berlino, sera.

Mentre camminavo riflettendo proposito del Checkpoint Charlie e di tutta la questione bellica ho finalmente compreso (probabilmente è una cosa che già in passato avevo letto o sentito da qualche altra parte) che la grande differenza tra le dittature del novecento e la nostra società attuale sta nel semplice fatto che nel Terzo Reich e nella Russia Sovietica il fine giustificava i mezzi, e invece nella società odierna i mezzi sono più importanti del fine. Ovvero qui puoi avere un fine deplorevole, ma se lo fai con i mezzi giusti nessuno si scandalizzerà.

Aeroporto di Berlino ore 9:30 

La frase esatta sarebbe “sono troppo vecchio per queste stronzate”. E così è, mi sono incasinato in una delle mie solite avventure, una bella avventura in fin dei conti. Ieri sera ho conosciuto un pescatore bulgaro\islandese e ho bevuto con lui tutta la sera, al gruppo si sono aggiunte due ragazze che credono fossero americane, dormivano in camera con noi, ovviamente io e l’islandese speravamo si scopasse, ma così non è stato (com’era prevedibile). Poi al tavolo si è aggiunto anche un ragazzo australiano identico al buon vecchio Gara…

Con il mal di testa che mi ritrovo ora non ho certo voglia di star qui a raccontare la serata, basta sapere che è stata un bellissima serata, vero spirito europeo.

Come mio solito i miei leave-out dalle città diventano fughe, pieno hangover, treni, aerei, valigie, check-out, tutto molto difficile e contro il tempo, per non parlare delle condizioni psicofisiche in cui verso. Un’altra avventura è andata, qui si conclude il mio viaggio a Berlino. Ora pace e relax per il futuro, sarà forse vero che sono troppo vecchio per questo genere di stronzate?

eeeee

Ultima notte a Berlino, io e Kamen l’islandese

ENRICO ALEXANDER

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2016

Di quella volta che distrussi Internet…

Tutto il resto

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Se l’attuale Internet venisse distrutto e poi rimpiazzato da una sorta di paleoweb idiota a 56k sarebbe meglio per tutti. Niente più video, niente più social, niente più app. Solo una infinita, e con infinita intendo l’horror vacui più assoluto, distesa di chatroom, pagine Word, colori sgargianti, videogames sotto forma di avventure grafiche, text forum, glitter a cascata, gif a bassissima risoluzione e fotografie scannerizzate.

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Un luogo così vasto da sembrare praticamente disabitato, qualcosa tipo 10100  volte l’attuale web. Un Internet lobotomizzato e poi srotolato bit a bit. Un bellissimo incubo.

Perché tutto ciò? Perché non ho nessuna voglia di scrivere altro se non bellissime visioni distopiche; e poi perché vi consiglio di leggere questo articolo di Motherboard che le rappresenta in pieno. E’ una storia affascinate e Terry Davis, il suo protagonista, starebbe al vertice di tutta la faccenda di cui ho scritto sopra, sarebbe il padre ideologico o perché no il messia di questo vecchio-nuovo-internet.

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Poi, se vi va, potete anche dare un’occhiata al mio piccolo contributo alla causa e andare su Archivi Weasel, un blog sul pezzo che mando avanti con due vecchi amici. E in fine fatevi un giro su Archivio Weasel (con la O) che è il vero cuore di tutta la faccenda, il punto fondamentale di tutto quanto, di me, di voi, degli Archivi Weasel, di Terry Davis, di Internet, della distopia…

E se alla fine non capirete il senso di tutto ciò, non preoccupatevi, forse non c’è proprio niente da capire.

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Gli Spettri Fin de Siècle

Manuale del Pulp

C’è stato un periodo in cui lo spiritismo (a volte del livello più becero) ebbe un grande risalto, era il periodo a cavallo tra 800 e 900, più precisamente tra il 1880 e la Grande Guerra. Periodo comunemente indicato con l’espressione fin de siècle, la Belle Epoque, un periodo storico davvero affascinante a mio parere.

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L’illusionista francese Henri Robin in una sua foto promozionale (Eugene Thiebault 1863)

Erano gli anni dei grandi transatlantici, delle prime automobili, della fotografia e poi del cinema, della corrente elettrica, della radio e del telefono. Sembrava che ogni giorno nascesse una mirabolante nuova invenzione, e ogni notte (per chi poteva permetterselo) era votata al lusso e alla perdizione. Ogni scienza e ogni arte fioriva, e in mezzo a tutto questo c’era una diffusa curiosità morbosa circa la morte e l’ignoto. Ed ovviamente c’erano anche parecchi medium\truffatori pronti a cavalcare l’onda di questa nuova moda…

Ricche signore passavano le loro giornate tentanto di contattare spettri tramite stravaganti circoli spiritici. Uomini di scienza indagavano l’oltretomba con ogni mezzo a loro disposizione e una quantità sorprendente di persone sosteneva di poter vedere e comunicare con spiriti e spettri.

Ovviamente anche all’epoca la gente moriva dalla smania di poter vedere con i propri occhi tali prodigi (un po come gli odierni clickbait su Youtube) così nacque la fotografia spiritica.

La mia fida Enciclopedia del CICAP* così la descrive:

Fu, sin dal 1861, una delle più grosse attrazioni dello spiritismo. …La fotografia era quindi relativamente agli inizi e quando un fotografo di Boston, William Mumler, affermò di aver ottenuto delle fotografie spiritiche, è facile immaginare quanto grande fosse l’interesse del pubblico per un fenomeno doppiamente prodigioso. La tecnica fondamentale, alla quale si rifecero altre decine di fotografi spiritici, consisteva semplicemente nello scattare una fotografia al cliente; quando le lastre venivano sviluppate, però, insieme alla persona apparivano una o più forme spiritiche. Spesso i clienti riconoscevano nelle immagini un lontano parente o un conoscente defunto. Il fenomeno riusci a sopravvivere qualche tempo, ma presto, man mano che un fotografo dietro l’altro veniva smascherato e accusato in tribunale di produrre dei falsi, sparì silenziosamente. 

Qualche anno più tardi inizio ad apparire un altro elemento nella fotografia spiritica; l’ectoplasma:

Parola coniata da Charles Richet, dal greco ektos (fuori) e plasma (forma plasmata) per identificare una sostanza amorfa che verrebbe esteriorizzata dagli orifizi corporei del medium durante una seduta spiritica. Stando agli spiritisti potrebbe assumere la forma di una mano o di un volto, ma in tutte le fotografie esistenti assomiglia più a: pezzi di garza o tulle, stracci, fotografie ritagliate da giornali o interiora di animali.

Nonostante ai giorni nostri alcune di queste foto possano sembrare ridicole, io credo che abbiano un immenso fascino e solletichino la fantasia con la bellezza di un epoca passata. Purtroppo non ho fatto ricerche approfondite sulle foto che seguono, quindi c’è caso ci sia anche qualche foto degli anni 30,40 e 50. Ma non penso ci siano dei “falsi moderni” spacciati per fin de siècle.

*Per quanto riguarda l’enciclopedia CICAP, è un manuale interessantissimo che vi consiglio fortemente (Misteri. L’enciclopedia del CICAP. 2009. ISBN 889-527-609-4)

Ora, finalmente, gustatevi queste splendide foto:

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Sven Turck, "Levitation of a table", 1940 - 45, Gelatin silver print

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Eh si, è proprio Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes

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Il cimitero di Kozej Bráne

Diari di Viaggio

Recentemente sono stato nella bellissima Bratislava, e girovagando senza posa, mi sono fortuitamente imbattuto in un piccolo, vecchio e affascinante cimitero, Kozej Bràne.

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Ma procediamo con ordine, questi che seguono sono i mie appunti di viaggio che scrissi sulla mia fedele Moleskine quel giorno stesso e quelle che vedete ovviamente sono le foto che scattai:

Bratislava (5)

Altro giro giù il gettone, una cosa certa del viaggiare in Europa sono le chiese cristiane, li si può sempre trovare del macabro, del Pupl. Teschi umani, mummie, allegorie sulla morte, sangue, spade infuocate e demoni vari. Per non parlare delle reliquie, che il più delle volte non sono altro che parti anatomiche umane smembrate e vecchie di secoli. Il che eccita la fantasia, puro Pulp vecchia scuola, autentico. In misura minore vale anche per i vecchi cimiteri, e quando mi trovo in una grande città non manco mai di visitarli, lo stesso vale anche per questa Bratislava.

Bratislava (27)

Una cosa di cui ho particolarmente interesse è l’oblio alla quale sono destinate le vecchie tombe, vecchie di cento anni e più. Marmi monumentali di ricche famiglie acquistati ad alte cifre per far si che rimanessero in memoria oltre la morte. In effetti rimasti sono rimasti, nessuno si è permesso di prende e sbriciolare le ossa per poi mischiarle con altri resti di quelle che erano altre persone e infine metterle in piccole cassette di ferro e infilarle in anonimi muri.

Bratislava (26)

Solo che, essendo morti anche i discendenti, ora sono solo tombe in preda all’oblio, invase dall’edera, dimenticate. Lapidi divelte e croci ribaltate, in alcuni casi anche spezzate e semi distrutte, inscrizioni illeggibili. Solo pezzi di marmo che affiorano tra l’edera e le erbacce, da li a poco l’oblio.

Non rimarrà nulla della tua vita e di ciò che sei stato. Come per tutti.

Bratislava (29)

Certo già il fatto che i loro nomi, a volte preceduti da titoli come Dottor, Professor e quant’altro, siano rimasti qualche secolo inscritti in lapidi dopo la loro dipartita forse è già qualcosa, noi poveri plebei forse non avremmo diritto neanche a questo.

C’est la vie! O forse dovrei dire la mort!

Bratislava (12)

Li finivano gli appunti sul cimitero… Ora, tornando a noi, ricordo di aver visto anche un paio di cose strane, strane per me almeno. Ora ve le mostro…

Bratislava (16)

La tomba che vedete qui sopra è senza date e senza nome, solamente una croce e la scritta “LEVIUS”

Beh per la mia fervida immaginazione ovviamente questa è sicuramente la tomba dove riposa una creatura demoniaca chiamata LEVIUS. Un bestia che prima o poi un qualche alchimista pazzo ridesterà dal suo sonno millenario per dominare il mondo, non sapendo che LEVIUS gli si ritorcerà contro.

Un altra cosa alquanto bizzarra e affascinante era quest’altra tomba..

Bratislava (14)

Mi si è gelato il sangue, e ho pensato

“PORCAPUTTANA LA TOMBA DI FREDDY KREUGER! LA TOMBA DI FREDDY! SANT’IDDIO QUESTA E’ LA TOMBA FREDDY KREUGER!”

Ah si e poi ho visto anche un animaletto pigro e simpatico. Che fosse riccio fantasma?

Bratislava (20)

E chiudiamo quì…

Questa esperienza è estrapolata da una serie di viaggi ad est che ho fatto negli ultimi mesi: Budapest, Vienna e Bratislava. Viaggi nei quali ho scritto parecchio, e appena avrò lo slancio necessario per battere la pigrizia preparerò un bel post con i diari integrali dei suddetti viaggi!

Per adesso accontentatevi delle altre foto che scattai quel giorno al cimitero di Kozej Bràne…

Bratislava (1)Bratislava (2)Bratislava (3)Bratislava (6)Bratislava (7)Bratislava (8)Bratislava (9)Bratislava (11)Bratislava (13)Bratislava (18)Bratislava (19)Bratislava (23)Bratislava (30)Bratislava (33)

ENRICO ALEXANDER

2016

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Grande Opera d’Arte

Tutto il resto

Operandomi da solo con un coltello da cucina mi sono cavato due costole per farmi i bocchini da solo.

E vaffanculo Maurizio Cattelan. E vaffanculo l’arte concettuale.

ENRICO ALEXANDER N.

2016